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l'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose
musica
8 ottobre 2009
Adagio di Albinoni

CULTURA
8 ottobre 2009
193. O Captain! My Captain!
Walt Whitman (1819–1892).  Leaves of Grass.  1900.




1

O CAPTAIN! my Captain! our fearful trip is done;
 
The ship has weather’d every rack, the prize we sought is won;  
The port is near, the bells I hear, the people all exulting,  
While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring:  
    But O heart! heart! heart!          5
      O the bleeding drops of red,  
        Where on the deck my Captain lies,  
          Fallen cold and dead.  
  
2

O Captain! my Captain! rise up and hear the bells;
 
Rise up—for you the flag is flung—for you the bugle trills;   10
For you bouquets and ribbon’d wreaths—for you the shores a-crowding;  
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning;  
    Here Captain! dear father!  
      This arm beneath your head;  
        It is some dream that on the deck,   15
          You’ve fallen cold and dead.  
  
3

My Captain does not answer, his lips are pale and still;
 
My father does not feel my arm, he has no pulse nor will;  
The ship is anchor’d safe and sound, its voyage closed and done;  
From fearful trip, the victor ship, comes in with object won;   20
    Exult, O shores, and ring, O bells!  
      But I, with mournful tread,  
        Walk the deck my Captain lies,  
          Fallen cold and dead.
LAVORO
1 settembre 2009
El Dorado
eldoradolk0.jpg 

Quasi nessuno ricorda il cartone animato Esteban e le misteriose città d'oro (trasmesso in Italia solo nell'estate del 1986 su rai2, e fatico a credere come io possa ricordarlo così nitidamente!).

Esteban e due amici cercavano la mitica città di El Dorado inseguendo una sorta di miraggio guida, un grande condor tutto d'oro che si stagliava alto nel cielo.

Oggi anch'io sono andato in cerca della mia El Dorado, nella zona più ricca e chiccosa della città in cui vivo, a distribuire curriculum vitae come se fossero regali in graziosi pacchettini rosa e anch'io, sotto il sole di mezzogiorno, ho avuto l'impressione di aver visto il mio miraggio d'oro.

Tuttavia, come tutti i miraggi che si rispettino, ad ogni passo in avanti si dileguava per riapparire un po' più lontano. Alla fine della strada mi faceva capolino sul mare poco distante.

Vabbè, fottiti, caro condor d'oro.

Credo che il risultato della ricerca di El Dorado sia naufragato con una realtà molto più orrida e molto meno luccicante. Gente assurda popola quei luoghi. Non avevo mai avuto una così chiara percezione di quanto io non appartenga a quel mondo patinato, stiracchiato dai lifting, bruciacchiato dalle lampade e dove tutto è troppo cool per me. Un luogo in cui ogni cosa è immersa in una assoluta antipatica finzione.

Ovviamente se qualcuno di questi mi chiamerà per un lavoro... come dire? vorrei usare una frase icastica... ci vado a spruzzo!
CULTURA
18 agosto 2009
Fernanda che te ne vai

Fernanda che te ne vai e ci lasci soli, più poveri di ieri in cui almeno c'era la speranza che tu ci fossi e potessi spiegarci ancora una volta un mondo nuovo e folle e immaginifico.

Tu che te ne vai, vegliarda, volitiva, vissuta fino alla fine ed io che ti guardo in questa foto e penso a quando trattenevo il fiato sentendoti parlare, raccontare, leggendo ciò che scrivevi e le tue traduzioni.

Non è vero che vivrai nelle tue opere: vivere vuol dire poter fare delle aggiunte.

Eppure lasci molti simulacri di cui faremo in modo di accontentarci, sebbene non siano che pallide immagini della tua idea viva.

Addio Fernanda che te ne vai. Grazie infinitamente di ogni tutto.

 


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DIARI
14 agosto 2009
Servo muto
 

C'è un momento in cui elaboro e prendo la parola; non è che accada sempre in questi casi particolari, ma a volte accade ed allora voglio che possa accadere.
Sono un buon ascoltatore, un ottimo ascoltatore: chi mi conosce davvero lo sa, sa che quando ha voglia di parlare, di sfogarsi io ci sono, sono lì ed ascolto.
Chi mi conosce sa però che sono dotato anche di senso critico, di capacità di elaborare le infinite informazioni che riesco a raccogliere durante queste sedute interminabili in cui non sono niente di più che uno psicanalista non retribuito. Quando esprimo, così, un giudizio non voglio che mi si dica di starmene zitto e che il mio parere non è ben accetto solo perché cozza con le aspettative di chi sa solo parlare e parlare e parlare.

Se i termini sono questi, no!, io non sono un servo muto, non sono un oggetto che sta lì, fermo, a sorbire ore di sfinenti resoconti dettagliati di ogni secondo di vita altrui senza potermi neppure fare un'idea.

Chi crede ciò, ha sbagliato credenza.




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DIARI
13 agosto 2009
Partenze o ritorni
 

Stamattina, una mattina senz'acqua, le nostre amiche si sono messe in viaggio, per finire un altro viaggio che durava da un mese in giro per la Sicilia.
Neppure il tempo di una granita d'arrivederci e sono andate, partite da noi, tornate da loro.

Succede così: viaggi, tocchi luoghi, persone e poi le lasci nel luogo, nella persona che hai trovato; ed è triste salutare, far ondeggiare la mano, allargare un sorriso, non dire addio ma solo arrivederci e sentiamoci scriviamoci e i fiori che vorresti gettare ma che non hai.

Odio le partenze. Per chi resta finisce il viaggio.

Ed io sono uno che resta.




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DIARI
2 agosto 2009
PalLIDOre

 

Quest'anno il mare stava quasi diventando un miraggio se non fossi stato invitato da Athena al lido che frequenta da anni. Ora, io non sono il campione delle spiagge recintate né della maggioranza della tipologia di avventori, ma devo proprio dire che a piccole dosi è non solo divertente ma anche molto rilassante.
Il mio storico pallore è stato impercettibilmente scalfito dai raggi del sole (che mi sono guardato bene dal cogliere in abbondanza) e mentre prima sembravo morto da giorni, adesso sembro morto da ore.

 


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SOCIETA'
1 luglio 2009
Lettera degli studenti gay iraniani alla comunità internazionale





I dolorosi incidenti degli ultimi giorni, oggi hanno raggiunto il massimo. Sabato 20 giugno il regime islamico è riuscito ad andare oltre con le sue violazioni ai diritti umani che durano oramai da trent’anni. Il desiderio del Popolo di scegliere pacificamente il proprio governo attraverso elezioni giuste è stato frustrato dal Regime e dal Leader Supremo con l’inganno e con l’imposizione della forza. Questo ha condotto ad una protesta silenziosa dopo che i risultati delle elezioni hanno shockato l’intero paese. Una folla lunga miglia ha occupato le strade di Teheran, forte della tolleranza, calma e risolutezza di tre milioni di persone, ha affrontato le elezioni pilotate. Questa protesta, pacifica ma determinata, ha incontrato la forza bruta degli uomini forti del regime che sparavano dai tetti e dalle finestre.

Quello che la gente dell’Iran vuole sono elezioni democratiche e libere, garantite dalla Repubblica Islamica. Ma a quanto pare non è credibile che una Repubblica Islamica conceda la democrazia. I resoconti su morti e feriti negli attacchi ai civili variano, ma la verità è disponibile grazie a testimoni oculari, ad immagini scattate con cellulari e macchine fotografiche e grazie a messaggi digitati on line. La cosa più significativa non è il nostro numero, ma il fatto che ci abbiamo sparato addosso per le strade, di fronte a tutti, o che ci abbiano fatto del male nei centri di detenzione dove hanno portato coloro che protestavano. Filmati e foto che mostrano uccisioni e ferimenti, tagli alla gola o corpi che piangono non hanno bisogno di didascalie.

Gli uomini forti del regime e le forze militari stanno attaccando i civili usando ogni tipo di arma dall’acqua bollente alle pallottole. La Basij, polizia culturale in borghese che era stata reclutata per rafforzare la moralità religiosa, ora attacca le persone la notte nelle loro case.
Il Popolo è ancora calmo e determinato, ha giurato di riprendersi i voti che gli sono stati rubati e di porre fine all’imbroglio del governo con i propri corpi. Da quando questo venerdì il Leader Supremo ha annunciato i risultati delle elezioni con la vittoria definitiva e ha imposto di togliere il Popolo dalle strade, da allora le dimostrazioni sono state percepite come una guerra aperta alla legittimità del Regime stesso. Oggi Teheran è un bagno di sangue. Altre grandi città hanno riportato di assalti e attacchi militari ai civili, si registrano molte perdite.

Oggi nelle mani del Governo, le vite dei cittadini sono soggette ad un’orribile violenza così come lo è la loro speranza per la democrazia e per una società giusta. A causa della mano pesante del Regime Islamico sui dormitori universitari, durante le prime tre notti cinque studenti attivisti Mobian Ehterami, Kasra Sharafi, Kambiz Sho’a’ee, Fatemeh Baratee, and Mohsen Eemani, sono stati uccisi. Degli altri studenti che sono morti o sono stati feriti non si conosce il nome. Al momento attuale, tutti quanti fuori dall’Iran hanno avuto modo di vedere le immagini delle grida del Popolo muto e i corpi massacrati e sanguinanti di coloro che protestavano. Quelli che sono stati arrestati o rapiti e rilasciati hanno raccontato gli orrori di cui hanno fatto esperienza.

Ma ancora abbiamo paura che la gravità della realtà non sia stata compresa a fondo da chi sta fuori. Siamo consapevoli che quello che stiamo vivendo può sembrare come una vicenda del mondo orientale. Per questo motivo, gli studenti omosessuali in Iran si sentono obbligati a raccontare al mondo di questi tragici provvedimenti e vogliono esserne testimoni in prima linea. Come piangiamo la perdita di protestanti innocenti e ci preoccupiamo riguardo alla sorte di coloro che sono stati arrestati e di cui si sono perse le tracce, così siamo orgogliosi delle lunghe file di gente paziente e determinata che ha svelato il volto più incredibile di una società che si conserva elegante anche in presenza di circostanze completamente brutali. Siamo una cosa solo in questo e siamo un’unica voce che pretende democrazia.

Quelli che oggi sono vivi, lo sono per caso. Questa folla elegante e pacata è devastata e afflitta oggi. Viviamo nella paura e ci aspettiamo il peggio. Se Ahmadinejad sostenuto dal Leader Supremo ha in mente un colpo di stato contro il presidente iraniano eletto Mir Hosein Musavi e cerca in ogni modo di deviare il corso della democrazia, la nostra speranza ed il nostro obiettivo è di non permettere che questa cosa avvenga. Ora che il Consiglio dei Guardiani non ha appoggiato la richiesta del Popolo di nuove elezioni, il timore è che, se le proteste vengono soppresse, il regime impedirà le libertà individuali ed i diritti civili in modo ancora più duro di quanto già non faccia oggi. Il Regime Islamico dell’Iran, con la sua storia di violazione dei diritti umani, con la soppressione delle minoranze e la minaccia di pena capitale per l’omosessualità, ha scelto di reprimere ogni aspirazione democratica e di demolire le istituzioni civili così da aumentare il proprio controllo sulla vita del Popolo con una velata ma diffusa brutalità. Questo porterà ad una ferita della società iraniana nella sua interezza e da qui comprometterà i simboli dei diritti umani in tutto il mondo.

La comunità omosessuale iraniana sta vivendo in condizioni dure di persecuzione e paura. Noi ci identifichiamo con la sofferenza sopportata del Popolo in questa ultima settimana, quella di ha ricacciato indietro le lacrime ed è rimasto calmo anche di fronte agli attacchi e agli assalti. Il silenzio è stato il più efficace ed unico scudo. In questi giorni il Governo ha smesso di pretendere la giustizia aprendo il fuoco sulle persone o chiamandole come “meno della polvere”, “sporchi”, “froci”.

Gli omosessuali iraniani hanno combattuto per anni contro un Regime oppressivo e spietato: noi lo sappiamo bene cosa significhi sopportare la crudeltà. In questi giorni il Regime Islamico sta trattando le persone come ha fatto con la comunità queer per gli ultimi tre decenni. È con questa consapevolezza nella mente e con la speranza di un futuro libero, giusto e basato sull’uguaglianza che noi combattiamo fianco a fianco, mano nella mano, contro il dittatore.

Esortiamo la comunità internazionale LGBT ad ascoltare la nostra voce e ad ascoltare il Popolo iraniano che pretende nuove elezioni. Noi chiediamo alla comunità internazionale LGBT di assisterci nell’allertare il mondo circa le crudeltà e gli omicidi che succedono in Iran in questi giorni. Abbiamo paura che nei giorni a venire, se vince il dittatore, una generazione – la nostra generazione – verrà semplicemente eliminata.

In questi giorni il movimento queer dell’Iran è accanto al movimento della gente. Siamo certi che la morte della democrazia in Iran vorrà dire, prima o poi, la morte di tutta quanta l’umanità. Siamo sicuri che nella negazione dei diritti civili ed individuali – così come Ahmadinejad ha fatto nel suo discorso prima della salita al potere per la seconda volta riferendosi a coloro che protestavano come a “ladri”, “ruffiani” e “froci” – in quella negazione verrebbero spazzate via tutte le speranze per una società civile. Noi però viviamo ancora con la speranza di poter salvare l’Iran da questo esplosione di fascismo. Il quarto giorno della Resistenza Silenziosa uno di coloro che protestavano portava un cartellone che recitava “non ho paura della morte, mi spaventa la vita”. Questi giorni sono passati.

Uguaglianza, giustizia sociale, rispetto per le diverse etnie, religioni, lingue e minoranze sessuali, se alle persone non vengono impediti i propri diritti nell’ambito della democrazia, sono possibili. Noi chiediamo alla comunità internazionale, alla comunità internazionale LGBT, alle organizzazioni per i diritti umani e al mondo tutto, di vigilare sulle atrocità che oggi avvengono nelle strade dell’Iran, di rispettare il voto della popolazione iraniana e il loro desiderio di vivere in una società democratica, di rifiutarsi inoltre di riconoscere Ahmadinejad come presidente eletto fino a nuove elezioni tenute in presenza di osservatori delle Nazioni Unite.

Chiediamo alla comunità internazionale di sostenere gli iraniani attraverso la pressione della diplomazia e l’intervento delle Nazioni Unite. Chiediamo alla comunità internazionale di starci a fianco e di spronare i governi a rispettare il Popolo Iraniano e il suo voto, di rifiutarsi di riconoscere Ahmadinejad quale presidente iraniano fino a quando non avremo avuto l’opportunità di eleggere il nostro presidente con i nostri voti. Quello che vogliamo sono nuove elezioni. Il Popolo ha ferma intenzione di riprendersi i propri voti. Per le persone dell’Iran, in particolare per la comunità omosessuale e per tutte le altre minoranze, è l’unica via possibile per andare avanti. Oggi gli iraniani fanno affidamento sulle proprie capacità di resistere e di far valere la propria domanda di giustizia. Questo non accadrà senza il supporto della comunità internazionale.

Sia lodato il giorno in cui l’Iran sarà responsabile e sensibile verso i suoi bambini e cittadini.

In nome della libertà e della giustizia sociale,

gli studenti omosessuali delle università in Iran

SOCIETA'
24 maggio 2009
Fuck you!




Look inside, look inside your tiny mind, then look a bit harder
Cause we're so uninspired, so sick and tired, of all the hatred you harbour
So you say it's not OK to be gay, well I think you're just evil
You're just some racist, who can't tie my laces
Your point of view is medieval

Fuck you (fuck you)
Fuck you very very much
Cause we hate what you do and we hate your whole crew
So please don't stay in touch
Fuck you (fuck you)
Fuck you very very much
Cause your words don't translate and it's getting quite late
So please don't stay in touch

Do you get, do you get a little kick out of being small-minded?
You want to be like your father, it's approval you're after
Well that's not how you find it
Do you, do you really enjoy living a life that's so hateful?
Cause there's a hole where your soul should be
You're losing control a bit
And it's really distasteful

Fuck you (fuck you)
Fuck you very very much
Cause we hate what you do and we hate your whole crew
So please don't stay in touch
Fuck you (fuck you)
Fuck you very very much
Cause your words don't translate and it's getting quite late
So please don't stay in touch

Fuck you, fuck you, fuck you
Fuck you, fuck you, fuck you
Fuck you

You say you think we need to go to war
Well you're already in one
Cause it's people like you
That need to get slew
No one wants your opinion

Fuck you (fuck you)
Fuck you very very much
Cause we hate what you do and we hate your whole crew
So please don't stay in touch
Fuck you (fuck you)
Fuck you very very much
Cause your words don't translate and it's getting quite late
So please don't stay in touch

Fuck you
Fuck you
Fuck you

Fuck you
Fuck you
Fuck you


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POLITICA
22 maggio 2009
Codipec Pegaso

 

Una rete fatta di mani, fatta di corpi abbracciati, che si stringono, legati insieme dalla consapevolezza di essere corpi che meritano una vita felice. Mani che si legano e che creano un appiglio, un intreccio che ti prende, che ti accoglie tra le sue maglie che non fanno male, ma che salvano, che ti permettono di lanciarti nella vita autentica: non sei più costrett* a fingere, non sei più costrett* a sentire la paura, non dei più mentire a te stess* quando sai che, una volta fatto il salto dell’affermazione di sé, non cadrai nel vuoto, non troverai selciato, ma mani, braccia che si tendono a che non procurano escoriazioni.

È questo il desiderio di noi che fondiamo il Codipec Pegaso: creare una rete d’affetti, di ascolto, di consiglio e forte aiuto; una rete di corpi vivi che lottano per il diritto di piena cittadinanza e che, prima di tutto, lottano con la propria presenza, perché non c’è atto politico più disarmante che la verità nuda del proprio corpo.

Anche per questo motivo abbiamo scelto e realizzato il nostro logo: un arcobaleno di corpi che si tengono per mano e che si offrono nella loro più assoluta verità. Mi è stato chiesto del perché non fossero state rappresentate le donne; la risposta è che quei pupazzetti/ quelle pupazzette potrebbero essere tutte donne, poiché una femmina non è data dalla gonna che porta o non porta. Se riflettiamo sulla valenza del simbolo, di un segno grafico che nella sua totale semplicità deve contenere lo stereotipo adatto a farci individuare il suo riferimento, scopriamo che se ci aspettiamo un omino con la gonna a rappresentare una femmina, allora siamo vittime del pensiero del patriarca. È per questo motivo che ho rappresentato maschi, femmine, trans, unicamente come corpi, forse tutt* coi pantaloni, o tutt* con le autoreggenti o, ed è quello che credo, tutt* nud*.

E la rete, per ognun* che vi salta dentro, si accresce, si fortifica nella gioia di appartenere ad un mondo, ad una alternativa, ad una visione includente dove tutt* lottano per superare il monolitico pensiero dominante ed oppressore, per l’esplosione dei corpi nella loro pluralità caleidoscopica, per la felicità dell’autodeterminazione, per la scoperta dell’altr* da sé con rinnovato stupore, uno stupore che non significhi diffidenza, ma che abbia la bocca spalancata della curiosità da cui nasce la domanda posta per comprendere e conoscere.


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Inappartenente, "insulare", gentile ma non affabile, non disponibile ma possibilista: sempre... "deludente". Cioè non disposto a:

essere come gli altri vorrebbero che fosse;

partecipare all' "opinione pubblica" e al luogo comune;

cedere all'opaca realtà la fosforica luce della sua malinconia.


Sempre disperato e mai infelice.


Questo blog è un prodotto della:


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Ma agogna la:


 



 


Revival


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