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l'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose
CULTURA
9 dicembre 2008
Memoria e Coscienza (parte I)
 

"coscienza significa memoria"

riprendo le parole di Bergson e, come adoro fare, ne cambio le posizioni: memoria significa coscienza.

L'aspetto della memoria a mio avviso non deve essere affrontato a compartimenti stagni: da un lato la dimensione metafisica, dall'altro quella psicologica (sempre metafisica) e dall'altro ancora quella fisica. Tutte le varie facce dell'argomento andrebbero considerate se non proprio insieme, almeno l'una presupposto dell'altra vicendevolmente.

La memoria è una pertinenza del nostro cervello? Riduttivo.
Potremmo dire che è pertinenza del nostro corpo.
Ma adesso dobbiamo chiederci:
a- è una produzione?
b- è uno strumento?
c- è un epifenomeno?

Escludo subito la "c" perché normalmente gli epifenomeni non contribuiscono a nulla di significativo, mentre la memoria contribuisce alla costruzione del nostro "sé".

È dunque uno strumento o un prodotto? Potrebbe essere un prodotto strumentale inserito in quell'anello ricorsivo che è il sistema-operazionalmente-chiuso cervello.
Elementi esterni, ma anche interni, vengono interpretati dal nostro cervello come perturbazioni possibili, il cervello si "aggiusta" rispondendo a tali perturbazioni e poi le fissa in una qualche area (dividere il cervello in aree si sta rivelando sempre di più una procedura errata; non si parla più di zone ma di competenze) adibita ad immagazzinare dati.

Io sono un corpo. Il problema della memoria si lega indissolubilmente a quello della coscienza. Si può avere coscienza di sé soltanto quando si ha memoria di sé, non tanto memoria del nome o di quello che si è fatto ieri, ma prima di tutto memoria di esserci, di essere un ente senziente, memoria del proprio self.

Il corpo ha diverse forme di memoria, ma mi soffermo sulla più classica: la memoria del tempo.
Ogni atto mnemonico è un atto temporale, di misurazione del tempo, di capacità di distinguere il prima dal dopo.

Husserl ne La fenomenologia della coscienza interna del tempo (1928) lega fondamentalmente il concetto di tempo e quello di coscienza; lo fa ad esempio quando tenta di dare una spiegazione temporale della nostra capacità di ascoltare un brano musicale: noi abbiamo percezione del brano compiuto solo in quanto abbiamo memoria di ogni singola nota prodotta e la memoria di una nota precedente ci spinge all'intensione della nota successiva.

Husserl scrive ancora: la possibilità stessa del rimemorarsi si fonda sulla continuità ritenzionale della coscienza, così che, finché il problema della costituzione dell'unità del flusso delle ritenzioni non viene risolto, neppure quello della rimemorazione può essere formulato su basi sufficientemente solide, e di conseguenza, nemmeno il problema della costituzione del tempo uno ed oggettivo, poiché questa costituzione fa intervenire in primo luogo il ricordo secondario

È una questione troppo complicata per essere trattata in un blog di nugae per cui mi limito a sottolineare il frammento la possibilità stessa del rimemorarsi si fonda sulla continuità ritenzionale della coscienza

Qui si scinde memoria e coscienza, essendo la memoria il frutto di una capacità della coscienza. Ma come si produce la coscienza se non abbiamo memoria della nostra temporalità? Lascio questa domanda e questa strada, per il momento.

Christof Koch ne La ricerca della coscienza non distingue, secondo me giustamente, tra coscienza e consapevolezza ed essere consapevoli di qualcosa significa anche avere memoria di questo dato consapevole.

È vero anche che esistono atti non-consapevoli (Koch parla di agenti zombie
), ma è vero anche che noi di quegli atti non abbiamo memoria (intesa come il ricordo che ci diciamo) se non come memoria corporea.

Un individuo che non ha memoria è un individuo che non ha nulla di individuato, poiché è come se non avesse mai vissuto. Un individuo che perde una porzione di memoria è un individuo perché non ha perduto la capacità di ricordarsi del suo attimo-prima; ed è questa la coscienza secondo il mio parere: una collezione di attimi-prima correlati tra loro dal ricordo.

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permalink | inviato da Il Filosofo il 9/12/2008 alle 13:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Inappartenente, "insulare", gentile ma non affabile, non disponibile ma possibilista: sempre... "deludente". Cioè non disposto a:

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cedere all'opaca realtà la fosforica luce della sua malinconia.


Sempre disperato e mai infelice.


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